Mal di schiena e vita sedentaria: perché stare troppo seduti può diventare un problema

Mal di schiena e vita sedentaria: perché stare troppo seduti può diventare un problema

Mal di schiena e vita sedentaria: perché stare troppo seduti può diventare un problema 1920 1280 Fisiolistica 2000

“Sto tutto il giorno seduto.” È una frase che sentiamo sempre più spesso. Al lavoro, davanti al computer, durante gli spostamenti in macchina, a casa davanti alla televisione o mentre utilizziamo lo smartphone. Le nostre giornate sono diventate molto meno attive di quanto immaginiamo e, spesso, ce ne accorgiamo soltanto quando compare quel fastidioso dolore alla schiena. A quel punto la domanda arriva quasi automaticamente: “Sarà la postura?”

La risposta non è sempre così semplice. Quando compare il mal di schiena, siamo portati a pensare che esista una posizione corretta e che tutte le altre siano sbagliate. In realtà il nostro corpo è fatto per muoversi, adattarsi e cambiare posizione. Stare seduti per qualche ora non significa necessariamente danneggiare la schiena. Il problema può nascere quando trascorriamo gran parte della giornata nella stessa posizione, con pochissime occasioni per muoverci.

Pensiamo, per esempio, a chi lavora al computer per otto ore. Al termine della giornata può avvertire rigidità nella zona lombare, tensione tra le scapole, pesantezza alle gambe o quella sensazione di “schiena bloccata” che rende difficile anche il semplice gesto di alzarsi dalla sedia. Non è detto che ci sia una sola causa. E soprattutto non è detto che la soluzione consista semplicemente nel “mettersi dritti”.

Una schiena sana non è una schiena immobile

La colonna vertebrale deve poter flettersi, estendersi, ruotare e adattarsi ai movimenti che facciamo ogni giorno. Per questo, più che cercare di mantenere una postura perfetta per ore, può essere molto più utile imparare a variare le posizioni e interrompere la sedentarietà. Alzarsi dalla sedia, fare qualche passo, cambiare posizione, muovere le spalle, fare una breve pausa durante il lavoro: sono gesti semplici, ma aiutano il corpo a non rimanere sempre nello stesso schema.

Anche l’attività fisica svolge un ruolo importante. Una schiena abituata a muoversi può gestire meglio le richieste della vita quotidiana rispetto a una schiena che viene utilizzata poco e soltanto occasionalmente.

Quando compare il mal di schiena, la prima reazione può essere quella di evitare qualsiasi movimento per paura di peggiorare la situazione. In alcuni momenti di dolore acuto può essere necessario ridurre temporaneamente determinate attività, ma questo non significa che la schiena debba essere tenuta completamente ferma.

Il recupero, quando indicato, passa spesso anche attraverso un ritorno graduale al movimento. Il tipo di esercizio, l’intensità e i tempi devono però essere adattati alla persona e al problema specifico. È proprio qui che una valutazione fisioterapica può fare la differenza.

Non esiste una schiena uguale all’altra

Due persone possono trascorrere entrambe otto ore sedute davanti a un computer e sviluppare problemi completamente diversi. Una può avere una riduzione della mobilità dell’anca, un’altra una rigidità della colonna, un’altra ancora una scarsa forza muscolare o semplicemente una condizione di disallineamento. In altri casi il dolore può avere caratteristiche che richiedono un approfondimento medico.

Per questo è importante non fermarsi alla semplice idea di “cattiva postura”. Una valutazione permette di osservare come la persona si muove, quali articolazioni hanno una mobilità ridotta, come vengono utilizzati i muscoli e quali attività quotidiane possono contribuire a mantenere il problema. Anche l’approccio osteopatico può inserirsi, quando indicato, all’interno di una valutazione globale della mobilità e delle relazioni tra i diversi distretti corporei. L’obiettivo non è cercare una presunta “posizione perfetta”, ma comprendere come il corpo sta funzionando in quel momento.

E la rieducazione posturale?

Quando il problema è legato anche a rigidità, alterazioni delle tensioni muscolari e modalità di movimento poco funzionali, un percorso di rieducazione posturale può rappresentare una parte importante del trattamento. Presso Fisiolistica 2000 vengono utilizzati, tra gli altri, i metodi Mézières e Souchard, all’interno di un percorso che parte dalla valutazione della persona e non semplicemente dalla diagnosi o dalla zona dolorosa. Questo significa lavorare non soltanto sul momento in cui compare il dolore, ma anche sulla consapevolezza del proprio corpo e sulla capacità di muoversi in maniera più equilibrata.

Presso Fisiolistica 2000 il percorso viene costruito sulle caratteristiche della singola persona, attraverso una valutazione che può coinvolgere fisioterapia, rieducazione posturale e osteopatia, in base alle necessità individuali.